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  • La storia di Raschid Sore, dal Burkina Faso all’Italia per aver commesso ‘crimini di penna’ Quando la penna fa più paura di un AK47

    Pubblicato il maggio 16th, 2009 admin Nessun commento

    Questa è la storia di Raschid Soré, 40 anni, africano del Burkina Faso, stato dell’Africa Occidentale. Raschid era un giornalista d’inchiesta, un lavoro che in Africa può essere più rischioso di una passeggiata in un un campo minato; i suoi articoli erano taglienti come lame e fastidiosi come le zanzare tigre che infestano lo stato da cui proviene. L’ho incontrato ad Aversa, dove ha ottenuto il permesso di soggiorno come rifugiato politico: “Lavoravo per il Cyclon, mi occupavo perlopiù di inchieste politiche, in uno stato che, ad oggi, è considerato uno dei peggiori per la libertà d’informazione”. Raschid mentre parla sembra felice di poter raccontare ciò che molti nostri connazionali non verranno mai a sapere, descrive la salita al potere del presidente Blaise Compaoré, giunto al governo a seguito del colpo di stato contro il governo rivoluzionario di Thomas Sankara. Ricorda ancora quel fatidico giorno: “Era il 15 ottobre del 1987, da allora si vive con il terrore, vi sono continue repressioni da parte della Guardia Presidenziale: le università, le piazze e persino le chiese, tutti i luoghi sono rischiosi – mentre racconta la sua storia, mi fa il segno del taglio alla gola – chi parla paga, ed i bersagli principali sono gli organi d’informazione, basti pensare alla morte di Norbert Zongo, e dei miei colleghi Congo e Tibo Nana, giornalisti affermati che in un modo o nell’altro sono stati fatti fuori”. Raschid è un fiume in piena, ci tiene a raccontare nei dettagli i soprusi commessi dal governo di Compaoré, in particolar modo del denaro che il Presidente ottiene dalle istituzioni internazionali e che inesorabilmente non viene utilizzato per la popolazione. Descrive gli appalti truccati; il falso in bilancio attuato dal presidente; la mancanza di controlli da parte delle istituzioni internazionali; le ville faraoniche di proprietà dei membri del governo; le guerre: “come quella in Costa d’Avorio, dove il presidente Compaoré ha guadagnato credibilità internazionale” e, soprattutto le tecniche di tortura e repressione attuate dai funzionari governativi. Proprio la grande passione per il giornalismo d’inchiesta ha segnato il destino di Raschid Soré, ritenuto colpevole di aver descritto minuziosamente fatti cui nessuno sarebbe dovuto venire a conoscenza: “Nell’agosto del 2008 mi trovavo all’aeroporto di Ouagadougou, avevo programmato una vacanza in Germania, un po’ di relax prima di tornare al mio lavoro, ma proprio durante quegli attimi arrivò la telefonata di mia figlia: c’era un gruppo di uomini con mitra e passamontagna che mi cercava e che dopo essere passato dalla mia casa ora si stava dirigendo all’aeroporto. Sono stato costretto a prendere il primo volo utile, e così sono giunto in Italia.”. Attualmente Raschid vive tra Aversa e Sant’Antimo, durante l’incontro mi ha raccontato delle difficoltà di vivere a Sant’Antimo, delle cattiverie dei ragazzi, degli sputi ricevuti, dovuti più all’ignoranza che ad altro, ma c’è anche qualcosa di positivo: “Il cuore e la disponibilità di alcuni negozianti aversani, cui devo la fortuna di aver trovato piccoli lavori. Un grande aiuto l’ho avuto anche dall’associazione dell’Opera Divina Misericordia di Sant’Antimo che, oltre ad offrirmi ospitalità, nei giorni scorsi ha inviato un gruppo di missionari alla volta del Burkina Faso per aiutare mia sorella, di professione sociologa, che ha un’associazione che si occupa dei bambini affetti dall’Aids”. Ma la speranza di Raschid è la fine del regime di Compaorè, unica possibilità per tornare ad abbracciare la sua famiglia.

    Scritto per Fresco di Stampa

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