Verso l'infinito e oltre
Icona RSS Icona home
  • “Gazzetta di Caserta”. Quando il boss scrive al giornale

    Pubblicato il marzo 31st, 2009 admin Nessun commento

    gazzettaDi Alessandro Pecoraro, tratto dal mensile ‘Fresco di Stampa’, dicembre 2008

    La Gazzetta di Caserta, nata nel 1998 per opera dell’imprenditore Gaetano Peluso e diretta formalmente da Beniamino Clemente, è in realtà guidata da Pasquale Clemente che, abbandonata la direzione del Corriere di Caserta nel 1998 divenne il direttore di fatto della testata. Il giornale, che nel corso degli anni ha pubblicato numerose inchieste sull’intreccio tra edilizia, politica e camorra è stato spesso oggetto di attenzione da parte della camorra. Il 20 agosto 1998 il quotidiano pubblicò una lettera che l’On. Lumia in un’interpellanza parlamentare del 17 settembre 2008 definì ricca di «deliranti affermazioni e minacce di vendetta nei confronti di organi di stampa e del senatore Lorenzo Diana». L’autore della lettera era Francesco Schiavone, che da poche settimane era stato assicurato alla giustizia dopo cinque anni di latitanza e risiedeva nel carcere di Ascoli Piceno.
    L’On. Lumia nella sovra citata interpellanza parlamentare si chiese come fosse possibile «che un detenuto sottoposto all’articolo 41-bis e dalla notoria estrema pericolosità dello Schiavone avesse potuto comunicare le sue minacce e intimidazioni ad un organo di stampa», chiedendo «quali effettive misure di vigilanza e controllo fossero state adottate nel carcere di Ascoli» e «quali misure intendesse assumere il governo per accertare e sanzionare ogni responsabilità per quanto accaduto e per evitare che un fatto del genere possa ripetersi».
    Ma ancora una volta una lettera del boss superò la censura del carcere. Dopo Ascoli, si trattava di Viterbo. La lettera fu pubblicata dalla Gazzetta il 21 settembre 2005. Nella missiva Schiavone era infuriato per un articolo di pochi giorni prima sul presunto tradimento del boss Bidognetti, fatto denunciato dal pentito Luigi Diana e che avrebbe potuto provocare una nuova guerra di camorra.
    Il boss, rivolgendosi al direttore di fatto, Pasquale Clemente affermò: «Non metto in dubbio la vostra buona fede nel riportare le dichiarazioni dello pseudo-pentito Diana, ma volevo mettervi in guardia dalle strumentalizzazioni». Il boss invitò il direttore a «non incorrere nell’errore di trasformare il vostro quotidiano di cronaca in un giornale scandalistico che inevitabilmente perderebbe di credibilità come un altro giornale vostro concorrente a cui non ho rinnovato più l’abbonamento», inoltre annunciò che nel caso in cui la Gazzetta avesse «stravolto la verità», avrebbe perso «un fedele cliente». Lo scritto terminava con l’invito a Clemente di scrivere un libro a quattro mani per raccontare “la verità” del boss.
    La lettera, secondo la magistratura, era un avvertimento a non acquistare il Corriere di Caserta in favore della Gazzetta, una ipotesi mai piaciuta a Clemente, il quale, rispose alla lettera del boss, ringraziandolo «per la stima» ma affermando di aver preferito conoscerlo «con una fedina penale non macchiata da reati» e di essere «particolarmente interessato» a scrivere un libro sulla sua vita. L’avvenimento provocò grandi discussioni: Roberto Saviano, in un articolo pubblicato il mese seguente su “La Voce della Campania” scrisse: «Da questi fogli che già tracciano condanne e alleanze prima d’ogni sentenza e indagine, si leggono ogni giorno le volontà di chi comanda davvero». Una realtà, quella dell’informazione campana, ricca di pericoli e di ostacoli, in un ambiente sempre a rischio d’inquinamento. Anche da parte della criminalità organizzata.

    Lascia un commento