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  • Periferie e Legalità: intervista agli ‘A67, gruppo di Scampìa, Napoli.

    Pubblicato il luglio 28th, 2006 admin Nessun commento

    di Alessandro Pecoraro per Proveditrasmissione e Bloggoverno

    copertinaa67Oggi pubblico un’ intervista che ho fatto a Daniele Sanzone, voce di un gruppo musicale, gli ‘A67: nome che deriva da “la 167 di Secondigliano”, più precisamente dal quartiere Scampia di Napoli.Questo gruppo è nato circa dieci anni fa con il coraggioso obiettivo di evidenziare quella che è la realtà delle periferie italiane, troppo spesso abbandonate e dimenticate dalle istituzioni locali e nazionali.

    Domanda: ‘A camorr song’ io, la camorra sono io, questa frase da il titolo al vostro CD. Cosa intendono gli ‘A67 con questa frase?

    Gli ‘A67, credono che la camorra prima ancora di essere un impero economico – criminale, così come spiega in modo dettagliato l’amico Roberto Saviano nel libro “Gomorra”, sia innanzitutto una mentalità, un modo di porsi rispetto al mondo e a gli altri, un atteggiamento che ha forse la sua radice nei vecchi valori borghesi e prima ancora aristocratici, come: il culto della furbizia, la prepotenza e l’arroganza del più forte.

    Da qui la consapevolezza del fatto che nessuno può chiamarsi fuori, e che anzi tutti siamo chiamati a riflettere sul camorrista che c’è in ognuno di noi (per il fatto stesso di appartenere ad una determinata cultura) e che si palesa per esempio nel momento in cui siamo capaci di arrivare a litigare o peggio ancora ad uccidere, come purtroppo succede, per un semplice incrocio di sguardi.

    Domanda: Scrivete nei testi che “c’è tanta voglia di cambiare”.. “il giorno verrà io sono pronto a cambiare la mia mente”; poi in altri brani scrivete che qui a Napoli niente è cambiato e fino a che ci saranno determinati atteggiamenti dalle persone poco cambierà. C’è davvero la voglia di cambiare? Esiste un modo per cambiare?

    Credo che la voglia di cambiare esista e come, anche se avvinghiata ad una sorte di rassegnazione – assuefazione al degrado.

    gruppovela2Domanda:Sul vostro sito parlate di gruppi, organizzazioni, circoli, associazioni presenti a Scampia. Qualcosa si muove?

    Si qualcosa si muove, anche se purtroppo, tutti questi gruppi e associazioni che ogni giorno lottano per migliorare le condizioni del quartiere (il GRIDAS, Chi rom e chi no…), vanno avanti senza il minimo aiuto delle istituzioni e dello stato, ritrovandosi isolati nel quartiere.

    Domanda: Uno dei vostri progetti è uno spettacolo: “ALIEN’AZIONE. Dallo spazio periferico dritti al centro” realizzato con il patrocinio di AMNESTY INTERNATIONAL. Perchè uno spettacolo sulle periferie? Cosa pensate dello stare alla periferia?

    Nell’immaginare lo spettacolo “ALIEN’AZIONE” abbiamo voluto cominciare da dei giochi di parole e di senso. Lo “stare alla periferia”, nello specifico, è quindi da leggersi sia come riferimento alla periferia metropolitana da cui proveniamo sia nel senso di emarginazione, cioè sia come luogo geografico che come “atteggiamento mentale”, imposto e subìto per i più diversi e feroci motivi. Le periferie delle città si assomigliano in tutto il mondo, da Napoli a Buenos Aires, dalle banlieue parigine a Quarto Oggiaro di Milano: situazioni in cui l’edilizia erige realtà che non prevedono spazi per la socializzazione creando dei mostri urbanistici in cui l’inadeguatezza – se non l’assenza – di infrastrutture e servizi contribuisce all’endemica spersonalizzazione, disaffezione e generale insofferenza che caratterizza la vita quotidiana di migliaia di persone. E guardando il mondo solo da un angolo periferico, si rischia di travisare e dimenticare qual è il centro delle cose.

    Domanda: A Napoli abbiamo notato spesso scene brutte come quella famosa delle donne che scendevano in piazza contro l’arresto di un boss; voi che denunciate un certo tipo di mentalità avete paura della realtà che vi circonda?

    Chi è cresciuto in questa realtà, ma soprattutto chi ha deciso di viverla senza scappare, ha imparato a conoscere i codici che lo circondano e ad adattarsi all’inadattabile, come se tutto ciò fosse normale, di conseguenza non abbiamo paura di viverla, anche perché poi non è così diversa da tante periferie italiane e mondiali.

    Domanda: Come si pongono i cittadini nei vostri confronti?

    Credo e spero bene, visto che siamo accolti sempre con grande affetto, quando suoniamo nel nostro quartiere e nella nostra città


    Domanda:
    Avete progetti per il futuro?
    Bisogna averne, sempre! Abbiamo molti progetti in cantiere e stiamo iniziando a pensare al nuovo disco.

    Domanda:Infine, se ne aveste l’opportunità, cosa chiedereste alle istituzioni locali e nazionali?

    Di esistere!!!

    Alex: Grazie per l’intervista.

    Per maggiori informazioni:

    Cliccando su questo link potrete ascoltare un live degli ‘A67 fatto per Kataweb.

    Il sito web degli ‘A67

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